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La Festa Grande

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La Festa Grande
Notizie storiche sulla Festa Grande

Le origini della festa grande in onore di S. Agata, sicuramente molto remote, in realtà sono sconosciute: non esistono documenti scritti, se non delle ultime edizioni.

P. Serafino il giovane, nel suo manoscritto del 1754, parla di una “solennissima festa”, ma non abbiamo la certezza che si tratti di quella che noi oggi conosciamo e definiamo “grande”.

Grande per distinguerla da quella annuale, ma grande, anche perché, tale è l’apparato organizzativo: non ci si risparmia per celebrare degnamente la propria Patrona. Proprio per questo, in passato, tale ricorrenza, non poteva essere regolare, ma doveva necessariamente essere legata al verificarsi di taluni presupposti, primo fra tutti la possibilità economica, congiunturale rispetto agli eventi storici.

Si tratta, però, di una tradizione che ci viene tramandata oralmente, ormai l’unica rimastaci!

Soltanto nel 1978 si cercò di mettere nero su bianco e stabilirne quelli che sono i punti cardine su cui ruota tutta la manifestazione religiosa, anche se in realtà abbiamo rintracciato qualche delibera precedente della Commissione di S. Agata, che, dopo averla fissata, se ne occupa solo marginalmente, senza entrare nel merito della fase organizzativa. L’impressione è che fino a quel momento l’organizzazione seguisse una strada parallela, quasi a se stante, rispetto a tutte le iniziative prettamente ecclesiastiche, con le inevitabili contraddizioni che una tale situazione può comportare.

Sono forti le analogie tra questa ed altre feste siciliane ed in particolare con le “candelore” che caratterizzano i festeggiamenti di S. Agata a Catania. I nostri “cilii”, infatti, richiamano le particolari strutture che vengono portate in processione per le vie catanesi. Non è da escludere, quindi, che abbiano avuto origine proprio da quelle.

Dal libro “La storia della terra di Alì” di Padre Serafino, apprendiamo che l’aliese Rev. Sacerdote Don Pietro Antonio Zornia ha composto un “lungo e famoso dialogo” intitolato “l’Agata trionfante”, “rappresentato in teatro ed in musica” nella chiesa Madre di Alì il 5 febbraio 1659, in occasione “della solennissima festa”, sotto la cura dei deputati (prova che anche all’epoca esisteva la Deputazione di S. Agata, probabilmente costituita da tutto o parte del numeroso clero all’epoca presente ad Alì). Il dialogo era stato stampato, sotto forma di operetta, nello stesso anno, dalla tipografia di Paolo Bonacota. La “solennissima festa” del 5 febbraio 1659, di cui parla il frate cappuccino, potrebbe essere la Festa Grande, ma si tratterebbe di una festa atipica rispetto all’attuale, soprattutto perché svoltasi in inverno, ma potrebbe anche trattarsi della festa annuale, definita “solennissima” per distinguerla da altre celebrazioni agatine collaterali di altri periodi dell’anno. Non possiamo, però, scartare l’ipotesi che in passato la Festa Grande si svolgesse in coincidenza del 5 febbraio. Oltretutto non vi erano esigenze attuali circa la necessità di dare la possibilità agli emigrati di assistervi. L’ipotesi potrebbe essere avvalorata da un altro particolare: nella rappresentazione si parla di “pomposi apparati” che potrebbero essere i Cilii. Così Zornia scrive: “Nell’animo di questo Alitano popolo, il tutto vede il mondo; mentre ogn’anno con estrinseci segni di pomposi apparati,…”. In questo caso il termine “ogn’anno” starebbe ad indicare che i Cilii uscivano tutti gli anni.

Siamo, comunque, nel campo delle congetture, non avvalorate dalle scarse notizie pervenuteci.

Padre Serafino ci riporta la canzone che conclude il dialogo:

Gòdinu in Celu alli sublimi tetti

Nta gigghi eterni dui virgini intatti:

Aprinu ntrambi li so casti petti

Quando l’iratu Diu ci affliggi e batti;

Su troppu grati li so divi aspetti,

Pirchì su pari a li biddizzi, all’atti;

Ma sulu ponnu dui cuntàri effetti,

Chi l’una spargi sangu e l’autra latti.

E’ chiaro il riferimento a S. Agata e alla Vergine Maria.

Tornando alla festa, le uniche date certe sono quelle che si riferiscono all’ultimo secolo: 1908, 1922, 1938, 1958, 1978, 1988, 1996 e 2006. Come si può notare solo quelle del 1958 e del 1978 ebbero luogo a distanza di venti anni l’una dall’altra; nel 1988 si pensò bene di ridurre la distanza a dieci anni e quella del 1996 si svolse ancora prima, per far coincidere l’importante evento con l’anniversario della traslazione delle reliquie di S. Agata da Costantinopoli avvenuta nel 1126. Così la festa del 2006 coincise con l’880° anniversario dell’arrivo delle reliquie della Patrona.

Già nel 1945, però, la Commissione di S. Agata, aveva deliberato la cadenza decennale della festa, decisione, questa, rimasta disattesa, considerato che dal 1938 la successiva avrebbe dovuto avere luogo nel 1948 e non nel 1958 come effettivamente avvenne.

La signora Tina D’Alì ci ha riferito che la sua ava, Giovanna Fiumara (precisamente nonna del padre), ha interpretato il ruolo di S. Agata in una edizione della festa. Con il suo aiuto, siamo andati a scovare gli Atti di Nascita e di Battesimo e risulta essere nata nel 1867. Stante a quanto sostenuto, quindi, dobbiamo ritenere che tra il 1874 ed il 1875 si sia svolta un’altra edizione della festa grande, precedente alle date sinora conosciute.

A distanza di quattordici anni l’una dall’altra le prime due feste dell’ultimo secolo, le cui date risultano essere certe: 1908 e 1922. Purtroppo però, nell’archivio parrocchiale non è stato possibile rintracciare alcun documento ed anche le notizie tramandate sono molto lacunose.

Nel 1908 i ruoli di S. Agata e S. Caterina, sul Cilio delle Ragazze, sono stati interpretati, rispettivamente, da Rosina Rizzo e da Giuseppa Di Blasi. In particolare, la prima era sorella dell’allora Arciprete Giuseppe Rizzo e madre dell’ex sindaco Di Blasi.

Nel 1922 toccò, invece a Giovanna (Nella) Rao (S. Agata) e Maddalena Rizzo (S. Caterina). Il sorteggio per stabilire i ruoli è avvenuto allo Spirito Santo, in casa di Padre Serafino Barresi.

Pare ci sia stato un litigio in merito alla scelta di Maddalena Rizzo, perché nipote di Rosina Rizzo, già scelta nel 1908.

Le bambine, infatti, fino al 1978 venivano scelte tra quelle ritenute più belle e tra le famiglie che si potevano permettere di sostenerne le spese. Il personaggio da interpretare, invece, era attribuito sempre per sorteggio. Dal 1988 si introdusse il doppio sorteggio: il primo, tra tutte le bambine di età compresa tra i 6 ed i 7, per individuare le due bambine che avrebbero trovato posto sul Cilio e che, pertanto, dovevano essere istruite all’uso del telaio; il secondo, nel primo giorno di festa, per stabilire chi dovesse rappresentare S. Agata e chi, invece, S. Caterina.

L’introduzione del sorteggio, consentì di porre sullo stesso piano le bambine e le famiglie aliesi e dare, così, a tutti la stessa possibilità, senza il sospetto di favoritismi o atteggiamenti ormai d’altri tempi.

Roberto Roma

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