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Festa Grande 1958

Alì - Eventi e Tradizioni > La Festa Grande

Festa Grande 1958

di Roberto Roma

La tradizione si rinnova

La Festa Grande del 1958 è, tra le feste più antiche, quella su cui abbiamo rintracciato più notizie e testimonianze. Per quanto riguarda il suo svolgimento, quell’anno fu la signora Caterina Ferrara a doversi occupare di insegnare alle bambine l’uso del telaio e proprio per questo motivo la sua famiglia è stata esclusa dal Cilio delle Ragazze, passato all’epoca da quel quartiere.
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Il 1958 fu l’anno dei cambiamenti (volendo ancora tralasciare i successivi!), per alcune innovazioni di non trascurabile importanza. Per prima cosa le pettine delle bambine, adorne di oggetti d’oro, per decisione dei genitori e per ragioni di opportunità, furono della stessa misura. Fino al 1938, infatti, quella di S. Caterina era più piccola. Un’altra novità riguardò la posizione delle bambine sul cereo: fino al 1938, infatti, la bimba che interpretava S. Caterina sedeva di schiena, per non mancare di rispetto a S. Agata, rappresentata dall’altra bambina. Infatti “S. Agata” guardava in avanti, mentre “S. Caterina” dietro. Nel 1958, invece, sono state affiancate ed entrambe le bambine sedevano sul cereo guardando nella stessa direzione, in avanti.

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Il ricavato della festa del 1958 venne speso parecchi anni dopo, con il nuovo Parroco, Sac. Domenico Siracusa. Il motivo di tale ritardo pare sia dovuto alla mancanza di accordo tra i ciliari sull’opera da realizzare. Qualcuno aveva anche avanzato l’ipotesi di spendere i due importi raccolti dai due cilii, separatamente!
La somma è stata utilizzata per il restauro dell’altare del SS. Sacramento.


Data Festa

29 – 30 – 31 agosto 1958

S. Agata

Concetta Triolo

S. Caterina

Lidia Grioli

Parroco

Sac. Francesco Sciacca

Sindaco

Ins. Carmelo Manganaro

Maestra del telaio

Caterina Ferrara (a casa sua)

Quartiere Cilio Ragazze

S. Antonio (parte bassa)

Allestimento ed esposizione Cilio Ragazze

Atrio Palazzo Fama

Ciliari Ragazze: Faraone Salvatore; Fiumara Domenico fu Fortunato; Fiumara Giuseppe fu Fortunato (vice capo-cartella); Costanzo Agata vedova Fava; D’Arrigo Salvatore; Trimarchi Salvatore; Carella Carmelo sostituito dal figlio Mariano (capo-cartella); D’Alì Carmelo; Triolo Carmelo e Vincenzo; Oliva Rosario fu Domenico; Cannetti Chillemi Agatina sostituisce la figlia Cannetti Giovanna; Bonura Giuseppe fu Paolo sostituito dal nipote dott. Mario Sparacino.

Quartiere Cilio Pane

Via Brunaccini e via S. Antonio (parte alta)

Preparativi pane

Il pane è stato preparato a Palazzo Brunaccini, nell’abitazione di Agatino Manganaro, fornaio, Capo-cartella del Cilio del Pane e padre dell’allora sindaco. Per infornare la ciambella grande, però, era necessario un forno dalla “bocca” più grande e pare che a tale scopo sia stato adattato quello della bottega di Giuseppa Grioli a S. Antonio (proprio dietro il palazzo).

Allestimento ed esposizione Cilio Pane

Chiesa Spirito Santo

Ciliari Pane: Manganaro Agatino (fornaio) (Capo-cartella); Fiumara Salvatore; Davì Giovanni; Manganaro Carmelo fu Agatino (vice capo-cartella); Maimone Sebastiano; Pantò Giacomo (il figlio Antonino ha assunto il ruolo di cassiere); Manganaro Carmelo fu Agatino; Manganaro Luciano fu Giovanni; Triolo Santo; Currò Agatino; D’Angelo Francesco; Luna Natale fu Santi.

Opera eseguita con le offerte raccolte

Sistemazione altare SS. Sacramento

Per la raccolta dei fondi interviene anche il sindaco Manganaro

La cosa che salta all’occhio immediatamente, vedendo il manifesto del programma della festa, è l’intestazione: “Comune di Alì”. Contrariamente a quanto avviene solitamente sembrerebbe essere il Comune a proporre ed organizzare la manifestazione religiosa.

Pare, infatti, che a quei tempi la cassa parrocchiale avesse la disponibilità di sole 300 mila lire e le ristrettezze economiche non lasciavano presagire nulla di buono. Così l’allora sindaco Carmelo Manganaro si offrì di occuparsi della raccolta dei fondi con l’Amministrazione Comunale e la Deputazione di S. Agata, il tutto con il consenso di Padre Sciacca, il quale si sarebbe dovuto occupare soltanto delle celebrazioni interne. Si rammenti che all’epoca, come oggi, la Commissione di S. Agata provvedeva alla raccolta delle offerte solo per la Festa Grande, mai in altre occasioni (non si faccia confusione con la Commissione della Madonna).

Tornando ai fatti del 1958, Manganaro si attivò per la raccolta, con gli altri, non solo in paese, ma anche nei comuni viciniori e scrivendo persino all’estero. Nominò Francesco Smeralda, segretario del Comitato “ampliato” e Gaetano Fiumara, cassiere. L’impegno fu tale da consentire loro di andare ben oltre la cifra necessaria. Rimasero in cassa, infatti, 500 mila lire che vennero utilizzate per realizzare i due confessionali ancora esistenti. L’unica cosa strana è non vedere, nel manifesto, magari accanto a quella del Comune, anche l’intestazione della Parrocchia!

Altra informazione che traiamo dal manifesto è che ad Ariella, il sabato, si svolse la processione con la sola statua di S. Agata, senza i Cerei, che uscirono in processione, l’indomani, solo nel paese. Questo perché non c’era ancora la strada che dal centro porta ad Ariella (quella che passa dalla Fossa per intenderci), realizzata qualche anno dopo, ed anche perché ancora qualche stradina della frazione era particolarmente stretta e non avrebbe consentito il passaggio dei cerei.

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